Chioggia.

Chioggia.
Canal Vena, ponte Zitelle.

sabato 7 agosto 2010











Andrea Camilleri, Il colore del sole, Milano, Mondatori, 2007.


Camilleri si prende una pausa dal personaggio Montalbano e si concede il piacere di scrivere un breve racconto sulle vicende del pittore maledetto, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, nel periodo che trascorse a Malta e in Sicilia.
Per non appesantire la narrazione usa l'espediente delle pagine del diario ritrovato. Pagine che un misterioso personaggio fa ritrovare al Camilleri scrittore e che raccontano, in prima persona, le vicende del pittore.
Pagine che parlano di un uomo perennemente in fuga, per sfuggire alla condanna a morte per omicidio, fino a Malta e poi in Sicilia. Ma lo scopo del racconto non è narrare la biografia di Caravaggio, ma mettere in mostra i suoi incubi (il cane che lo rincorre e che lo sbrana), l'ossessione per il "sole nero", che non gli permette di vedere (per giorni interi) i colori.Le pagine, o i frammenti delle pagine, non danno un senso di continuità alle vicende, ma rafforzano il senso di mescolanza tra sogni (o incubi) e realtà .. e dalla tortuosa psicologia della mente di Caravaggio emerge una spiegazione sulla sua pittura.
Che dire in conclusione? Non servirà a coloro che si vogliono avvicinare per la prima volta a Camilleri .. non è una biografia di Caravaggio .. non è nemmeno un romanzo. Rimane una lettura scorrevole, piacevole .. più un piacere per chi lo ha scritto, che per chi lo vuole leggere.






Recensione gentilmente concessa dal sito Uno e Nessuno.
02/03/2007 di Aldo Funicelli



Letture







Giuseppe De Nittis (Barletta, 25 febbraio 1846 – Saint-Germain-en-Laye, 21 agosto 1884) è stato un pittore italiano appartenente alla corrente artistica del verismo e dell'impressionismo.
Rimasto orfano sin dall'infanzia, De Nittis, dopo il suo apprendistato presso il pittore barlettano Giovanni Battista Calò, si iscrisse nel 1860 all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Mancinelli e Smargiassi, ma si mostrò disinteressato alle nozioni ed esercitazioni accademiche, per cui quattro anni più tardi fondò la "Scuola di Resina", corrente italiana sul tema del realismo. Nel 1867 si trasferì a Parigi dove conobbe Ernest Meissonier e Jean-Léon Gérôme e sposò due anni più tardi Léontine Lucile Gruvelle, che influenzerà notevolmente le scelte sociali ed artistiche del marito. Toccò il culmine della sua fama all'Esposizione Universale di Parigi del 1874 dove espose undici delle sue tele. Morì nel 1884 a Saint-Germain-en-Laye, colpito da un fulminante ictus cerebrale.
Molte delle sue opere sono conservate nella Pinacoteca comunale di Barletta (a lui intitolata), fra cui il celebre dipinto "Colazione in giardino".








Raffaello Mastrolonardo, Lettera a Leontine , Tea Libri, 2010, è il commovente romanzo che 2008 era uscito nelle librerie di Bari, tra le edizioni Besa. Oggi la Tea ha deciso di regalare una nuova distribuzione. Tanti, infatti, sono stati i consensi ottenuti da Raffaello Mastroleonardo anche sulla sua pagina Facebook, inondata di commenti di lettori commossi.Protagonista del romanzo è Leontine, una donna che stravolge la vita del dottor Piergiorgio Alfonsi, ginecologo affermato, poeta e musicista mancato, padre devoto, marito sofferente. Ancora una volta è l'amore il motore degli eventi, che coglie il protagonista durante la pausa di una sigaretta. Una storia struggente che ha come sfondo una Bari inaspettata, che pagina dopo pagina si colora di strade, facce e odori. Uno sfondo che poi si allarga a tutto il Salento, Trani, Altamura, Barletta, tra la magia dei quadri di De Nittis, poesia e musica. Una tormentata relazione clandestina, fatta di slanci, ripensamenti, fughe e rimpianti. E' Piergiorgio a raccontarcela, con una sincerità (ahimè) non comune al sesso maschile ma è Leontine a dettarne i tempi.In amore vince chi fugge, e nel romanzo è Leontine cedere e poi fuggire, costringendo Piergiorgio a fare i conti anche con l'altra faccia dell'amore, quella dell'abbandono, del dolore, delle lettere scritte di notte che lo tormentano di interrogativi.Così la sua lettera-dichiarazione a Leontine scorre veloce come un paesaggio sul finestrino di un treno, regalandoci anche il ritratto di una generazione, quella che appena superati gli «anta» è ancora alla ricerca di emozioni per sentirsi ancora "viva".Un amore che non ha età, regole e leggi, e per questo motivo che Piergiorgio cita il poeta americano Edagr Lee Masters «Questo è l'amaro della vita: che solo in due si può essere felici; e che i nostri cuori sono attratti da stelle che non ci vogliono».



LETTURE


La storia di Carmine Pascià.
Un libro di Gian Antonio Stella sul contadino di Altavilla Silentina che divenne suo malgrado un beduino...
di Carlo Meoli

“I corti di carta” del Corriere della Sera. Infatti racconta della incredibile vicenda di Carmine Iorio, da Altavilla Silentina, nel cuore della Piana del Sele. Ed ecco che viene fuori il racconto, “Carmine Pascià (che nacque buttero e morì beduino)”.
Carmine è un povero analfabeta che, suo malgrado, viene buttato in una guerra, quella libica, che non capisce e odia. In quattro anni non ottiene una licenza, viene preso di mira dai superiori, si ribella con rassegnazione. Una notte, dopo una abbondante bevuta, ubriaco, senza rendersene conto, si allontana dal campo. In una parola, diventa un disertore. Un disertore involontario, certo, ma ormai certo che se dovesse essere catturato lo attenderebbe il plotone di esecuzione.
Finisce, girovagando, nelle mani dei beduini. Lo avrebbero impiccato ma lo salva la sua grande abilità nello sparare. Un tiratore eccezionale, Carmine. A questo punto deve fare una scelta. Allearsi con il nemico o andare incontro a morte certa. Decide di vivere con i beduini, fa i lavori sporchi per loro, si innamora e sposa una araba. Vive dieci anni così, diventando tra gli italiani una sorta di leggenda.
Ma Carmine, che di persone ne ha uccise tante, è fiero di se stesso perché non ha mai sparato o preso parte a operazioni contro gli italiani. Alla fine però viene catturato dai compagni. E davanti al plotone di esecuzione gli verrà stranamente in mente la festa della Madonna delle Galline a Pagani, con la nostalgia di non esserci potuto mai andare.
Stella parte da una vicenda realmente accaduta, difficilmente ricostruibile anche perché in gran parte basata su tradizione orale, per trattare temi terribilmente attuali: l’odio verso la guerra, la difficoltà di comprendere chi è diverso da noi, l’integrazione razziale e religiosa, l’ottusità di una classe dirigente che non comprende cosa veramente vuole la gente. Il tutto con un stile pungente e una punta di rimpianto per quella Italia di “zappatori”, povera ma dignitosa, così diversa da quella di oggi.
(Dal “Corriere della sera” di domenica 17 agosto 2008)

Letture delle vacanze.


Piersanti Claudio, Il ritorno a casa di Enrico Metz, Feltrinelli ,2006, 204 p.

Enrico Metz ha deciso di tornare a vivere nella casa di famiglia, di ridurre il lavoro a poche consulenze (è stato fino ad allora il legale di operazioni di portata planetaria, è stato al fianco di tutti gli uomini che contano) e di rimodellare la propria esistenza borghese intorno ad alcuni amici ritrovati, alla famiglia, alla memoria ritrovata. Coinvolto in uno dei più rovinosi crack finanziari del paese, quello dell'ingegner Marani, Metz è stato sotto la luce dei riflettori, ma, grazie alla lungimiranza dell'uomo di cui è stato fedele braccio destro, ha salvato la propria posizione. Ora l'ingegner Marani lo chiama per accertarsi che la "nuova vita" sia cominciata, in realtà per accomiatarsi. Il giorno seguente arriva la notizia della sua morte. Intanto Metz, esperto di legislazione internazionale, è riuscito a ottenere un manipolo di clienti locali, forti, interessanti. Ma il suo ritorno in città non è passato inosservato presso gli altri studi che ne temono la concorrenza. I suoi nuovi nemici, sconcertati e sospettosi, scatenano una campagna denigratoria che lo induce a ritrarsi più drasticamente. Il rumore del mondo svanisce e Metz comincia un lento abbandono di sé a se stesso, una progressiva cancellazione di atti ed emozioni, che non ha nulla di remissivo ma semmai è l'estremo omaggio alla vita, alla bellezza, a quel che poteva essere e non è stato.

lunedì 5 aprile 2010


La statua Refugium Peccatorum si trova sul lato sud della Cattedrale, nel cosiddetto Sagraéto (piccolo sagrato) e si può definire uno degli angoli più caratteristici della città. L'interessante gruppo marmoreo di cui si compone, raffigurante la Madonna col Bambino, è sormontato da una cupola dorata. La statua, assieme alla balaustra, era posta fino al 1814 sulla scalinata dell'antico palazzo comunale, successivamente demolito. Si racconta che proprio di fronte ad essa i condannati a morte sostavano per recitare l'ultima preghiera.
Nella foto: Refugium peccatorum, 1883, olio su tela, 202x332. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Luigi Nono (1850 - 1918), allievo di Molmenti all' Accademia di Belle Arti di Venezia, esordisce nel genere storico me­ritando gli elogi di Camillo Boito in una recensione apparsa sulla «Nuova Antologia». Conclu­so l'apprendistato accademico, dipinge vedute della campagna trevigiana e scene di genere: predilige temi intimi e effetti sentimentali.

sabato 20 marzo 2010

Concorso di poesia “Stella e Antonio Norbiato – Città di Spinea”. Poesia per sempre. Università popolare. Premiazioni 24 aprile 2010.



Tiolto al liogo

Sempre el megio,
svegio e presto,
bravo da tuto:
a ciapare i gransi,
a tagiare i pandoi
e i corni,
a trovare i vermi da togna
e po’ a scuola
a capire le parole strambe
a fare i conti e i probremi.
Cossi na mettina
go dito:
- Tanto i ta tiolto al liogo! -
E, co le legreme grose,
sentà in canton,
a pareva morto.

Robe rare

No i saveva cossa farme,
dirme,
darme,
portarme…
siti e tristi
come le tre comare
c’à levà el fio gobo.
Ma mi volevo
robe rare,
ormai desmentegà,
che no ghè siori che possa:
colombine pelae
col sale grosso,
‘mericana calda,
nasare i sugoli,
ficare el deo ‘n te la squela
e ciuciare pian pianin,
e po farme la boca
co la gurissia sul limon.

domenica 10 gennaio 2010